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mercoledì, 22 Mag 2019
Quattro Zampe
Attualità

I LUPI ITALIANI SONO IN PERICOLO

Il disegno di legge che riaprirebbe la caccia ai lupi è considerato una barbarie, non solo dagli animalisti. Ma anche da un moderato, il vice presidente del Bioparco di Roma, Federico Coccìa che è delegato dal sindaco Gianni Alemanno al benessere degli animali. «Uccidere un lupo è come uccidere un cane: basta trasferirli in altri parchi. Diamo vita a una raccolta di firme attraverso ‘Il Giornale’, scrivendo “anche io ballo con i lupi” al seguente indirizzo mail chiacchiere@ilgiornale.it».

La commissione Agricoltura della Camera si dichiara favorevole all’abbattimento dei lupi, mettendo dunque a rischio l’esistenza stessa di una specie animale fondamentale per il nostro Paese.
È quanto si legge in un documento approvato all’unanimità che, se convertito in legge, darà il via libera all’uccisione di animali indispensabili a garantire l’equilibrio degli ecosistemi nei quali vivono. A tale minaccia non tardano le risposte di Legambiente e del Wwf che sottolineano come molto spesso i fenomeni di uccisione dei capi di bestiame non siano direttamente imputabili al lupo.
«Si stanno cavalcando ataviche paure – spiega il responsabile nazionale Aree Protette e Biodiversità Antonio Nicoletti – che rischiano di acuire i conflitti tra questa specie protetta e la zootecnia, alimentandosi di scarsa conoscenza scientifica e di una non corretta informazione sull’ecologia del lupo. Quest’ultimo – prosegue Nicoletti – non rappresenta un problema, perché esistono modalità di gestione che possono essere rimodulate sulle caratteristiche territoriali di ciascun’area interessata dalla sua presenza, come ben dimostra il progetto europeo LIFE Wolfnet. Bisogna invece concentrare gli sforzi nell’implementazione di modelli standard per la protezione e gestione della specie, rendendo al contempo le popolazioni consapevoli della necessità di proteggerlo e di imparare una convivenza sostenibile».
Un campanello d’allarme della difficile gestione dei lupi era già arrivato alcuni giorni fa dalle dichiarazioni dell’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Mino Taricco, che aveva parlato di “stragi di capre e pecore”, definendole una “problematica oggettiva”.
Le parole dell’assessore, ancora secondo Nicoletti, destano stupore, poiché mettono in luce come «la Regione Piemonte abbia dimenticato l’ottimo lavoro svolto da Università e istituti di ricerca sul territorio piemontese in merito alle criticità e alle prospettive del rapporto tra le attività antropiche e il lupo, i cui comportamenti predatori sono essenziali per il mantenimento degli equilibri ecologici degli ambienti nei quali vive».

Il documento licenziato dalla commissione Agricoltura della Camera, al contrario di quanto fatto sino ad ora, conclude Nicoletti, «non tiene conto di queste conoscenze di base, nè del fatto che il lupo, per le sue caratteristiche intrinseche, non può aumentare oltre un certo numero in un determinato areale di distribuzione. Tutte le paure inerenti una presunta invasione di questa specie sono, dunque, non solo inesatte, ma anche fuorvianti».
Dello stesso avviso si dichiara anche Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia in una lettera aperta alla Commissione Agricoltura della Camera nella quale sottolinea come si continui, ancora una volta, «ad usare il lupo come il diavolo cattivo», ignorando che la crisi della pastorizia e dell’allevamento dovrebbero al contrario essere ricondotta ad una più profonda crisi della montagna.
Pertanto il Wwf chiede l’inserimento, tra i criteri premianti della Politica agricola comunitaria (Pac) per l’attribuzione del pagamento unico aziendale alle imprese zootecniche, la realizzazione degli investimenti necessari per la prevenzione dei danni da lupo e l’adozione di tecniche di gestione dell’allevamento in grado di ridurre a monte gli eventuali danni. Si profilano dunque come necessari strumenti concreti da utilizzare per difendersi dai lupi ed allo stesso tempo consentire una armonica e pacifica convivenza tra l’uomo ed i grandi predatori come il lupo, l’ orso, l’aquila e gli altri uccelli rapaci. Il Wwf chiede dunque che le aziende agricole siano dotate di recinzioni elettrificate, dissuasori acustici, di cani, di apparecchiature per il controllo degli animali al pascolo, accorgimenti semplici, ma indispensabili che in molte aree di Italia stanno già dando ottimi risultati.

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