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venerdì, 23 Ago 2019
Quattro Zampe
Normative

Can che abbaia non morde: la storia di Jako

Can che abbaia non morde… ma non piace ai vicini. La storia di Jako, il Siberian Husky bruciato vivo in Puglia. Il responsabile rischia fino a due anni di reclusione

Non c’è spiegazione né comprensione per l’ignobile gesto compiuto da qualche balordo (ancora non identificato) ai danni di Jako

La storia di Jako. Un Siberian Husky di sette anni al quale hanno dato fuoco la notte tra l’1 e il 2 novembre scorso a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, dopo essersi accertati che non potesse scappare. Poco prima delle 3.00 di quella tragica notte qualcuno ha sentito un boato e un forte odore di bruciato, così ha allarmato i carabinieri e i vigili del fuoco che, giunti sul posto, hanno trovato la raccapricciante e drammatica sagoma del povero animale completamente avvolto dalle fiamme causate con dolo.

La sua “colpa”? Abbaiava troppo

Jako, cane regolarmente microchippato, viveva temporaneamente con la padrona di casa, una signora che lo accudiva al posto del nipote che si trovava in Olanda. Più volte nell’ultimo periodo era stato al centro di lamentele. C’era stato persino chi aveva lasciato un biglietto anonimo nel quale si avvertiva che “prima o poi sarebbe stato avvelenato perché disturbava troppo”. E così è stato: quel “qualcuno” è passato vigliaccamente dalle parole ai fatti.

Morto dopo dieci giorni di agonia

Dopo dieci giorni di sofferenze Jako è morto in una clinica veterinaria di Bari dove era stato trasferito per essere sottoposto a un intervento chirurgico. Le indagini procedono, i carabinieri stanno indagando per individuare il responsabile, anche grazie alle diverse telecamere di sicurezza posizionate nella zona. Il Comune di San Pietro Vernotico, luogo dove è successo il fatto, ha dichiarato che si costituirà parte civile nel futuro processo.

REATO DI UCCISIONE DI ANIMALI, ART. 544 BIS C.P.

Chi si è macchiato della grave uccisione di Jako dovrà rispondere del reato di uccisione di animali, disciplinato dall’art. 544 bis c.p. il quale prevede la reclusione da quattro mesi a due anni.

Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro.

Art. 659 del codice penale

“Abbaiare è un diritto esistenziale del cane”

Nell’arco degli ultimi anni sono molteplici i Tribunali, e non solo, che si sono pronunciati a favore degli animali d’affezione, in particolar modo dei cani e del loro “diritto” di abbaiare. Il Tribunale di Lanciano, comune nella provincia di Chieti, ad esempio, a conclusione di un procedimento civile d’urgenza ha dichiarato che “abbaiare è un diritto esistenziale del cane”, tenendo in considerazione la funzione fondamentale svolta dai cani stessi. Alla base della propria decisione il giudice ha citato gli articoli 544 bis e successivi del codice penale, l’art. 5 della legge 189 del 2004 e la ratifica della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia che stabilisce l’obbligo morale dell’uomo di rispettare tutte le creature viventi.

Necessità del giusto compromesso

In ogni caso risulta chiara la necessità di trovare il giusto compromesso tra il diritto di abbaiare del cane e il diritto di riposare senza fastidi e molestie sonore di chi abita vicino. È indubbio il diritto di questi ultimi di riuscire a riposare nelle ore notturne senza essere svegliati o disturbati dai cani dei vicini.

Minacce e violenze non sono la soluzione

Risulta assolutamente inutile – ma evidentemente non abbastanza – evidenziare come la soluzione a una situazione di difficile gestione del cane, come poteva essere quella del caso esaminato oggi, non possa in alcun modo risolversi con minacce, né, tantomeno, con violenza nei confronti dell’animale. Abbaiando, esercita semplicemente una sua funziona e un suo istinto naturale.

La comprensione e l’affetto che sono stati manifestati al povero Jako e alla sua famiglia

Dal veterinario Pietro De Rocco (che a titolo gratuito si era preso cura di lui) ai concittadini (a San Pietro Vernotico all’associazione “Le Orme di Puglia” (ha anche organizzato una fiaccolata per Jako). Uno splendido segno di solidarietà. Ancora una volta capiamo quanto gli animali possano unirci. Anche la volontà del comune di costituirsi parte civile nel futuro processo ci lascia con un barlume di speranza: l’impegno che il primo cittadino si è assunto, pur non essendo assolutamente obbligato a farlo, ci fa credere che davvero brutte storie come questa non debbano mai più ripetersi, da nessuna parte.

Approfondimenti: 

Decisioni importanti sulla tumulazione congiunta tra il padrone e il pet. Per saperne di più clicca qui: Lombardia, ok alla sepoltura congiunta di padroni e pet

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