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giovedì, 22 Ago 2019
Quattro Zampe
Conoscere il cane
Cani Curiosità

Conoscere il cane e comprendere noi stessi

Quanto è importante conoscere il cane? Indispensabile per avere un buon rapporto con il nostro amico a quattro zampe ed essere dei compagni più consapevoli. Pillole preziose sul miglior amico dell’uomo, per capirlo e amarlo ancora di più.

Relazione senza aspettative

La relazione con il cane rappresenta una di quelle occasioni speciali che non ti aspetti: per viverla in pienezza occorre abbassare il volume delle aspettative.

Sul cane sembra che tutto sia stato detto, anche perché fin da bambini siamo bombardati da immagini e racconti che parlano di questa relazione. Risuonano in noi le immagini di “Pongo” e de “La carica dei 101”, poi “Lilly e il vagabondo, “Rin Tin Tin” e “Rex” in un girotondo di situazioni memorabili, epiche come per “Argo” dell’Odissea, drammatiche come in “Hachikö”, ironiche come in “Beethoven”, malinconiche come in “Belle e Sebastien”.

Parlano d’intimità, di condivisione, di lontananza, di fedeltà, parlano soprattutto di legami indissolubili che sembrano accordarsi su un unico tema. Eppure è come l’amore: ogni volta arriva inaspettato e puntualmente sconvolge i parametri di riferimento.

Il motivo è molto semplice: la relazione tra l’essere umano e il cane è sempre l’espressione di due individualità precise che s’incontrano in un particolare momento della vita, per cui tutto è ancora da inventare.

Occorre, pertanto, lasciarsi andare e vivere il momento con serenità e con un pizzico di spontaneità.

Conoscere il caneLa relazione è una cartina di tornasole, capace di rivelare sogni nascosti, aspetti inattesi, tratti che mai avremmo potuto immaginare. E non si tratta solo di conoscere quel cane nelle sue tendenze, vocazioni e attitudini, ma altresì di scoprire qualità, propensioni, vulnerabilità e doti sepolte nel profondo di noi stessi.

Una serena attenzione

Anche col cane il “so di non sapere” di tradizione socratica diventa un’accortezza fondamentale per costruire un rapporto rispettoso delle sue caratteristiche etologiche.

Se è vero che la relazione sempre ci sorprende e che ogni progetto o proposito rischia puntualmente di cadere nell’oblio, questo non significa, tuttavia, lasciarsi andare agli eccessi dell’improvvisazione e credere che tutto magicamente si conformi nel modo migliore per moto spontaneo.

L’intuito sicuramente ci può aiutare, un po’ di buon senso è pur sempre una bussola, l’autenticità è di certo una componente irrinunciabile in un rapporto, ma quando ci si relaziona con un animale è necessario anche armarsi di conoscenze specifiche rispetto alle sue caratteristiche. Un cane ha dei bisogni e delle tendenze differenti dalle nostre: nella maggior parte delle situazioni la semplice immedesimazione ci porta fuori strada.

E c’è un aspetto che non sempre si tiene in debita considerazione: la propria ignoranza, una condizione che non deve essere vissuta come un’offesa, bensì come la premessa per apprendere.

Anche se sommersi da un gran parlare dell’argomento “cane”, in realtà spesso a mancare sono proprio quelle conoscenze di base che ci consentirebbero di affrontare nel modo corretto i primi momenti.

Spesso si è travolti da questa esperienza e si commettono tanti piccoli errori proprio quando il cane è ancora cucciolo, dandogli delle impostazioni e delle abitudini che poi sarà difficile superare.

Conforto con moderazione

Talvolta la relazione con il cane diventa un modo per trovare conforto a insicurezze o mancanze della persona: nulla di male, l’importante è non esagerare.

Non penso che esista una formula ideale per la relazione con il proprio cane. Ogni relazione è singolare, unica come sono gli attori che vi prendono parte e le situazioni che la rendono possibile.

Anche nei confronti del cane bambino non è mia intenzione di stigmatizzare ma semplicemente di Conoscere il caneconsigliare alle persone di allargare il proprio rapporto anche ad altre dimensioni – come il gioco, la passeggiata, la collaborazione – in modo tale da diluire le proprie tendenze genitoriali.

Allo stesso modo è comprensibile che per alcune persone il cane rappresenti la base sicura, quella fonte affettiva tanto cercata nel mondo degli umani e troppe volte tradita o delusa da questi ultimi.

Nessun problema quindi nel rifugiarsi nell’affetto del proprio cane, dico solo che impostare il proprio rapporto in una continua conferma affettiva non solo non fa bene al cane, perché può attribuirgli competenze sociali inadeguate o stressarlo e renderlo irritabile, ma altresì non ci permette di godere in pieno di questa relazione.

Il cane dovrebbe essere una sorta di Virgilio che ci accompagna nel mondo, che ci fa apprezzare la bellezza della natura e il piacere di ricavarsi momenti di quieta riflessione lontani dalla frenesia del quotidiano. Chiudersi nella richiesta affettiva rischia di farci perdere tutto questo, di creare una morbosità languida laddove c’è spensieratezza e apertura.

Occhio al narcisismo

Il rischio narcisistico è sempre in agguato, ma è il tarlo di ogni relazione perché tende a trasformare l’altro, in questo caso il cane, in uno specchio. Non c’è solo l’ossessione affettiva come rischio di solipsia cinofila, quell’atteggiamento di allontanamento dal mondo, rifiuto degli altri e rifugio nell’affetto del cane. Tanti sono gli atteggiamenti di natura narcisistica che vanno a viziare il nostro rapporto con il cane.

Ognuno di per sé sarebbe un peccato veniale, ma diventa un problema allorché avvolge completamente la relazione togliendole altri spazi espressivi.

Ma perché questo può accadere? Beh, direi che il motivo sia molto semplice: perché il cane tende molto ad assecondare l’essere umano e la relazione rischia così di essere asimmetrica. C’è la persona che per auto- compiacersi o per fare figura con gli amici, vuole il cane soldatino che scatta ai propri comandi. C’è chi vuol vincere una gara e sottopone il cane a training che hanno come unico indirizzo non il piacere di fare insieme un’attività ma il conseguimento di un risultato. C’è chi vede nel cane una sorta di espansione del sé o di status symbol e lo sottopone a tutta una serie di conformazioni forzate per poter esprimere al meglio il suo ruolo di avatar. C’è chi considera il cane un oggetto che deve rispondere a particolari requisiti estetici, per cui gli preclude qualunque attività che possano compromettere l’immagine esteriore.

Sembrano tante assurdità, ma non dimentichiamo che il cane è anche lo specchio di una società.

 

 

 

A cura di Roberto Marchesini, Direttore del Siua

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