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mercoledì, 24 Apr 2019
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Dai cani malati una speranza per la cura dei tumori

Se riusciranno a curare i tumori più rapidamente, gli uomini dovranno dire grazie all’intelligenza artificiale e ai cani. I ricercatori dell’Università di Padova, infatti, sono partiti dai cani con tumori cerebrali per sviluppare un modello di rete neurale che predice la gravità del meningioma. L’algoritmo consente di scoprire il grado di malignità dei tumori senza dover aspettare l’esame istologico, anticipando le cure del caso.

I ricercatori non hanno impiegato animali sperimentali, ma solo cani di proprietà con patologia spontanea.

Il successo della ricerca sui tumori potrebbe servire proprio a ridurre l’impiego di animali sperimentali.

Dalla risonanza magnetica all’esame istologico

Il team dell’Università di Padova ha visto collaborare esperti di medicina animale, neuroradiologia e neurochirurgia. La ricerca riguardava il meningioma, uno dei tumori intracranici più frequenti sia nei cani che negli uomini. La procedura oggi è questa: prima il paziente fa la risonanza magnetica, poi i medici asportano il meningioma e infine il paziente passa all’esame istologico. L’applicazione del protocollo terapeutico più idoneo dipende proprio dal risultato dell’esame istologico, che determina la gravità del meningioma.

Il modello neurale trasportato dai cani agli uomini

I ricercatori hanno sviluppato il modello neurale su alcuni cani di proprietà con tumori cerebrali, sottoposti a indagini diagnostiche e procedure chirurgiche. Dopo aver verificato l’accuratezza dell’algoritmo, il team ha trasportato il modello neurale dai cani agli uomini. Prima di asportare i tumori e di condurre l’esame istologico, infine, i ricercatori hanno applicato la rete neurale alle immagini diagnostiche della risonanza magnetica. Risultato: la rete neurale sviluppata sui cani con tumori ha riconosciuto lo stesso grado di malignità riconosciuto dall’esame istologico in 109 casi su 117.

Verso la riduzione degli animali sperimentali

D’ora in poi, dunque, i medici potranno ipotizzare il grado di malignità dei tumori già in sede di diagnosi radiologica, preparando il protocollo terapeutico a priori. Ma la scoperta ha anche un risvolto etico:

Il modello non è stato ottenuto su animali sperimentali, ma su animali di proprietà che convivono con l’uomo e sviluppano una patologia spontanea identica a quella dell’uomo. L’utilizzo del modello di patologia spontanea animale rappresenterebbe uno storico traguardo verso la riduzione vera dell’utilizzo di animali sperimentali.

Alessandro Zotti, docente di Clinica Medica Veterinaria

Approfondimenti: 

Se vuoi scoprire una ricerca sul benessere animale, leggi anche La salute dei gatti? Dipende dalla personalità dei padroni 

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