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lunedì, 27 Mag 2019
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Salute e benessere

La chirurgia plastica che serve

La chirurgia plastica ricostruttiva è un intervento atto a migliorare la vita dell’animale e va distinta bene da quella estetica finalizzata esclusivamente a soddisfare un capriccio. Fa parte della chirurgia dei tessuti molli e spesso si accompagna a quella oncologica poiché interviene per ricostruire le menomazioni causate dall’asportazione di masse tumorali importanti. L’America ha fatto da apripista, ma l’Italia ha saputo rispondere in maniera eccellente

No alla chirurgia estetica

Non ha un nome il Pastore Tibetano deceduto lo scorso febbraio a Shangai, in seguito a un intervento di chirurgia plastica voluto dal proprietario per migliorarne l’aspetto estetico. E già, perché in alcuni Paesi del mondo è legale ricorrere alla chirurgia plastica per fini estetici sui propri animali e, purtroppo, in taluni è proprio una moda che sta spopolando. In Italia però, per fortuna, è severamente vietato. L’abolizione del taglio delle orecchie e della coda (conchectomia e caudotomia) è stata una grande vittoria in ambito animalista, anche se la caudotomia è ancora permessa, entro i primi due-tre giorni di vita ed esclusivamente ad opera del chirurgo, per alcune razze da caccia che rischiano lesioni alla coda durante l’attività venatoria. Oggi la Convenzione Europea di Strasburgo del 1987, ratificata con la legge nazionale 210 del 2010 entrata in vigore nel novembre 2011, sanziona sia il proprietario che sottopone il cane all’operazione, sia il veterinario che interviene chirurgicamente senza una corretta motivazione.

Sì agli interventi funzionali

Interventi di chirurgia plastica finalizzati a migliorare l’aspetto estetico dell’animale sono permessi, infatti, solo se funzionali all’animale stesso. A spiegarlo meglio è Daniela Murgia, Specialista europea in chirurgia dei piccoli animali e direttore del dipartimento di chirurgia dei piccoli animali presso l’Animal Health Trust, a Newmarket, nella contea di Suffolk, nel Regno Unito: “Succede, a volte, che si renda necessario intervenire su regioni cutanee dove la pelle è molto abbondante, per esempio in razze come lo Sharpei o il Carlino, asportando la pelle in eccesso. In questi cani, infatti, la presenza di pieghe, soprattutto nel muso e intorno a occhi e naso, provoca spesso dermatiti molto gravi o difficoltà alla vista e occorre intervenire chirurgicamente per dar sollievo all’animale attraverso interventi di lifting o blefaroplastica (ricostruzione della palpebra, attraverso l’eliminazione della cute in eccesso). In casi come questi, dunque, dove la chirurgia è sì a fini estetici, ma è assolutamente funzionale per l’animale, è giusto intervenire poiché si rientra in quella che è la definizione stessa di chirurgia plastica: ‘ricostruire in modo funzionale aree anatomiche’. Solitamente questa ricostruzione avviene in seguito a incidenti o interventi di rimozione dovuti alla presenza di tumori estesi che possono interessare diverse parti del corpo. Qui la chirurgia ricostruttiva serve proprio a chiudere i difetti creati da interventi oncologici”.

Oncologia e chirurgia ricostruttiva

È proprio nel settore oncologico, quindi, che la chirurgia ricostruttiva trova il miglior campo di applicazione. Ma come funziona nello specifico? “La chirurgia plastica ricostruttiva, in medicina veterinaria, ha finalità terapeutiche per la gestione di ferite complesse con grande perdita di tessuto e per la progettazione ed esecuzione di una buona chirurgia oncologica”, spiega Alessandro Colombo, direttore sanitario della clinica Sant’Anna di Fabriano, in provincia di Ancona, e ortopedico, neurochirurgo e oncologo nella clinica Tyrus di Terni. “Gli interventi più comuni riguardano proprio questi settori e richiedono conoscenze di chirurgia di base e di chirurgia specialistica sia dei tessuti molli sia dei tessuti duri. La stretta collaborazione con l’oncologo veterinario è, quindi, di fondamentale importanza per le indicazioni dei margini da rispettare e per la progettazione della chirurgia con lo studio approfondito della lesione, anche con mezzi di indagine di secondo livello (ecografia, ecocontrastografia, tomografia computerizzata, risonanza magnetica). La chirurgia oncologica, infatti, “prosegue il dottor Colombo, “è spesso demolitiva e un buon progetto di ricostruzione è eticamente corretto nel rispetto sia del benessere animale, sia della qualità di vita del paziente. La modalità d’intervento è oggettiva, ossia non varia da cane a cane, e consiste nell’utilizzo di prelievi di tessuto o lembi di rotazione o di trasposizione”.

Tecniche di intervento

“Capita anche di dover intervenire a seguito di traumi per incidenti stradali, bruciature, ascessi, causticazioni, ecc…”, spiega Fulvio Chiabrando, direttore Sanitario e responsabile della chirurgia dei tessuti molli della clinica veterinaria Avap di Pinerolo. “In questi casi normalmente è necessario aspettare che si formi un tessuto sottocutaneo sano (cosiddetto tessuto di granulazione) prima di poter procedere alla copertura cutanea che avviene spostando un lembo di pelle da una zona vicina, ma mantenendo con essa una connessione vascolare (‘lembo peduncolato’), o con un ‘lembo libero’, cioè con un prelievo di pelle da un’altra parte del corpo. Naturalmente si privilegia la prima tecnica che ha maggiori possibilità di successo. Per lo stesso motivo gli interventi più complessi sono quelli operati sulle estremità, poiché in quelle zone c’è poca pelle e quindi spesso bisogna operare dei ‘lembi liberi’ o fare delle ‘tasche’ nel fianco”.

Il laser aiuta

Inoltre, “la maggior sensibilità e la stretta convivenza con i nostri animali”, aggiunge Klaus Friedrich, direttore sanitario della Clinica di diagnostica e chirurgia endoscopica di Roma (Parioli), “porta a sottoporli a cure sempre più avanzate. Le possibilità chirurgiche avanzate, provenienti anche dalle sale operatorie umane, hanno permesso negli ultimi anni di sviluppare la chirurgia ricostruttiva in modo veramente impressionante. Oggi con le tecnologie disponibili, come il laser chirurgico e terapeutico, la messa a punto di particolari sistemi di sutura raffinati e nuovi materiali di sutura, si possono eseguire interventi sempre più delicati con risultati ottimi. Il laser, in particolare, è una fonte di luce ad alta energia che non solo incide il tessuto in modo delicato senza l’uso del bisturi, ma sigilla anche i vasi del sangue e le terminazioni nervose, creando così un campo operatorio molto pulito, privo di sanguinamenti e, di conseguenza, con ridotto dolore nel post-operatorio e ridotto rischio di edemi infiammatori. Alcuni studi”, continua Friedrich, “sembrano indicare che nel caso dell’asportazione chirurgica di masse tumorali, prima della ricostruzione dei tessuti, il laser distrugge le cellule neoplastiche nella periferia del tumore e riduce così notevolmente il rischio di recidive. La reazione naturale dei tessuti alla sollecitazione chirurgica è ridotta al minimo e questo a vantaggio dei processi cicatriziali, importanti dopo ogni intervento ricostruttivo”.

In foto Il dottor Klaus Friedrich durante un intervento

Testo di Federica Forte (Riproduzione vietata) 

 

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