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mercoledì, 24 Apr 2019
Quattro Zampe
Primo Piano Storie di cani

Shonny e Daniela, amore puro

Intervista a Daniela Floris di Portoscuso in Sardegna, che ci racconta quanto l’affetto di un cane ci possa aiutare ad affrontare i momenti difficili.

Shonny, l’ ex-trovatello, è il miglior antidepressivo per Daniela, affetta da gravi problemi di cuore.

È la mia ragione di vita, mi ha insegnato a non mollare e a combattere fino all’ultimo.

Daniela Floris
Shonny le dà la forza di combattere. Daniela non vedeva l’ora di tornare dal suo Shonny, che l’aspettava a casa (temporanemente era da amici) per trascorrere ancora insieme tante belle scampagnate in riva al mare, oppure sul surf (lo sport preferito di Shonny), o nei boschi, in cerca di tartufi anche con la dolce Lagottina Pan.

Si commuove, Daniela Floris di Portoscuso in Sardegna, ogni volta che parla del suo Shonny, il suo inseparabile e “vitale” cagnolino che le è stato vicino durante la malattia.

Vivere con un cane accanto è la cosa più bella che ti possa accadere, un’emozione dietro l’altra, il miglior antidepressivo. Solo chi non lo ha mai avuto non potrà mai capire.

Daniela Floris

Daniela è affetta da una rara cardiopatia congenita (Sindrome di Bland White Garland) che quattro anni fa, quando ormai il suo cuore si stava fermando, l’ha portata per la seconda volta in sala operatoria al Policlinico S. Orsola di Bologna.

Durante il periodo pre-operatorio Shonny mi ha dato la forza di non mollare e dopo l’intervento è sempre (e solo!) stato lui a darmi la forza di rialzarmi da quel letto di ospedale. Il legame che ci unisce è amore puro, lui è la mia gioia, è la mia vita!

Daniela Floris

Shonny è un meticcio e per di più è anche displasico.

Per lui, quindi, nessuna razza, né pedigree, ma solo puro amore e, ogni tanto, una pastiglietta per bloccargli i dolori alle anche! Un bell’insegnamento da un canetto fantasia e uno sprono a tutti ad andare a prendere un nuovo peloso al canile più vicino. Ce ne sono di meravigliosi e buonissimi che non vedono l’ora di dare tanto amore incondizionato.

Shonny festeggia il suo nono compleanno con la sua amata Daniela.

Daniela, ci racconti quando hai incontrato il tuo Shonny per la prima volta?

Era il 16 febbraio del 2010. Lui aveva appena venticinque giorni e io quasi trent’anni. Ci siamo incontrati perché io ero alla disperata ricerca di un cagnolino che tenesse compagnia all’altra mia cagnetta Shelly, in quanto era morta la sua compagna di gioco (sempre mia) e non volevo che si sentisse sola. Non mi interessava la razza, stavo semplicemente cercando un maschietto di taglia piccola. Così, dopo aver letto vari annunci e visitato altrettante cucciolate, sono arrivata a lui. Era in una scatola assieme al fratellino e alla sorellina, ma Shonny era il più bello… un bel cucciolo tricolore! Ricordo ancora le mie parole appena lo vidi: “che bellino questo cagnolino tutto colorato, speriamo che sia un maschietto!” ed era proprio un maschietto! Qualche giorno dopo tornai a casa con quel bellissimo batuffolo di pelo!

In quanti siete in famiglia?

Io e Shonny ci siamo trasferiti in una casa tutta nostra nel 2014, a Portoscuso, nel Sud Sardegna, qualche mese dopo il mio intervento chirurgico. Al momento in casa siamo solo noi due e l’altra mia cagnolina, una femmina di Lagotto Romagnolo arrivata due anni dopo il nostro trasferimento.

Ci spiega meglio la sua malattia? Che sintomi ha e quando si è manifestata? 

Sono affetta dalla Sindrome di Bland White Garland, una rara cardiopatia congenita che più di una volta mi ha vista finire in sala operatoria. Sono nata così e ci sono delle cose che proprio non conosco… non so cosa voglia dire correre, perché non ce la faccio, non so cosa significhi sollevare un peso, perché non ne ho la forza. Ma so cosa voglia dire vivere… e la vita è una di quelle cose che nessuno mai ti regalerà di nuovo, quindi bisogna trattarla bene, anche quando il dolore di essere “diversa” si fa forte, devi sopraffarlo, calpestarlo, ucciderlo. E puoi farlo solo se riesci a trovare una ragione, e quella ragione per me si chiama Shonny.

Quando è stata operata e come Shonny l’ha aiutata a non mollare? 

L’ultima volta che mi hanno operata, nel 2014, la situazione era davvero critica. Avevo appena quaranta battiti al minuto, quando respiravo sentivo l’odore del mio stesso sangue… stavo male, stavo veramente male… stavo morendo… Poi, finalmente le visite al Sant’Orsola di Bologna che non mi avevano dato molte speranze, ma di lì a breve avrei dovuto decidere se morire lentamente o tentare l’intervento. Non nego che dopo trentaquattro anni passati tra il Gaslini di Genova e il Brotzu di Cagliari ero un po’ stanca di continuare con questi “viaggi della speranza”. Però alla fine mi sono detta: “Perché mollare? Ho un cagnolino che mi aspetta a casa, che vive per me… se ho anche una sola possibilità di riprendermi la mia vita, io l’intervento lo faccio!”. Consapevole del fatto che da quella sala operatoria ne sarei potuta uscire con dei danni cerebrali permanenti, paralizzata o addirittura morta, mi sono comunque affidata alle mani del cardiochirurgo Gaetano Gargiulo, uomo che da quel giorno non ho mai smesso di pensare, ed eccomi ancora qua! Problema non risolto del tutto, assolutamente, però ci sono e per me è una grandissima vittoria!

Hanno permesso a Shonny di entrare in ospedale? E come ha passato la convalescenza con lui?

Durante il mio ricovero Shonny è rimasto in Sardegna, ad occuparsi di lui sono stati degli amici coi quali ci sentivamo ogni giorno e potevo vederlo tramite videochiamata. Al mio rientro a casa, Shonny non si è comportato come sempre, non mi è saltato addosso come di solito faceva, ma si è accucciato sul divano a fianco a me come se capisse che avevo una ferita importante. Del resto ho subìto un intervento a cuore aperto e il mio sterno era fratturato.

Quando è sopraggiunta la malattia di Shonny?

Qualche tempo dopo Shonny, nel 2017, comincia a stare male. Le sue zampette posteriori sono sempre state un po’ storte, ma ultimamente non riusciva proprio a stare in piedi. Ignara di quello che potesse avere lo portai dal veterinario e fu conclamata la diagnosi: grave displasia bilaterale. Quello che per me era sempre stato il suo modo di camminare, in realtà nascondeva un vero problema di salute. Purtroppo, probabilmente anche per via dell’età, ora ha nove anni, la displasia si fa sentire sempre più spesso. Così, per evitarli i dolori, sono costretta a somministrargli dei forti antidolorifici.

Ora che tutto è passato come trascorrete le giornate, lavoro e impegni permettendo?

Ora che tutto, per modo di dire, è passato, ho ripreso quella che era la mia vita assieme a lui, lunghe passeggiate in riva al mare, surf, lo sport preferito di Shonny, giri tra i boschi per cercare tartufi accompagnati dalla mia Lagottina Pan. Ho la fortuna di portarlo con me anche al lavoro, infatti, ho un’attività che si occupa di escursioni in gommone fuoristrada e quando i turisti arrivano nel mio ufficio si innamorano tutti dei miei cani. Quindi, se il sole non è molto caldo, Shonny e Pan fanno da Ciceroni ai miei ospiti.

Tutti e tre appassionatamente. Ora che il peggio è passato, Daniela ha ripreso la sua “vecchia” vita insieme a Shonny e alla sua Lagottina.

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