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martedì, 18 Giu 2019
Quattro Zampe
Salute e Benessere

Il cane non mi ascolta? Ecco come fare

Il mio cane non mi ascolta. Tira al guinzaglio, fa quello che vuole, è aggressivo verso gli altri cani, ringhia quando gli chiedo di spostarsi, mi morde, fa i bisogni in casa, ha paura dei botti e del temporale, distrugge le porte quando esco. Negli ultimi decenni è radicalmente cambiata la relazione tra noi e i nostri compagni a quattro zampe. Il cane e il gatto sono entrati nella nostra casa, vivono al nostro fianco, dormono vicino a noi, condividono tutti i nostri tempi di vita. Ma allo stesso tempo chiediamo al cane di adattarsi alle nostre esigenze, di conformarsi e plasmarsi ai nostri ritmi, ai nostri spazi e, il più delle volte, alla nostra comunicazione, che non è esattamente quella del cane.

Viaggio nel mondo canino, grazie ai casi affrontati e risolti nell’Ambulatorio per i problemi comportamentali del cane nella Facoltà di Medicina Veterinaria con sede a Lodi

SE MANCA LA COMPRENSIONE DEL TUO CANE

Quando salta la comprensione arrivano i problemi. Ansia, problemi comportamentali, disturbi che diventano a volte compulsivi… Il cane non trova la sua collocazione nel branco umano, perde il benessere, la tranquillità, le sue certezze. La coerenza di comportamenti umani è lasciata al caso e il fantastico binomio desiderato per migliorare la nostra vita, ma anche la sua, diviene un problema di convivenza. Il cane diventa ingestibile.

A MILANO L’AMBULATORIO PER I PROBLEMI COMPORTAMENTALI

Per imparare a capire le sue esigenze e a risolvere i problemi di relazione nel 1998 è nato l’ambulatorio per i problemi comportamentali del cane e del gatto alla Facoltà di Medicina veterinaria di Milano. I medici veterinari che svolgono visite comportamentali specialistiche sono Clara Palestrini, Manuela Michelazzi, Simona Cannas, Elisabetta Scaglia. Le visite si svolgono all’Ospedale Veterinario di Lodi (info 02/50318026 – comportamento.ospedaleveterinario@unimi.it, via dell’Università 6, presso il nuovo Polo Universitario Veterinario).

Qui si ascoltano i proprietari “disperati”, viene emessa una diagnosi e fornita una terapia comportamentale per uscire dal tunnel dell’incomunicabilità. Perché il cuore del problema è il non saper “leggere” il cane, non saper dialogare con lui, imporre la propria comunicazione su una specie che “parla” diversamente.

La “medicina” proposta dall’Ambulatorio comportamentale è apprendere le corrette tecniche di comunicazione, per gestire e prevenire. La terapia? Tipicamente comportamentale, prevede una serie di modificazioni ambientali e comportamentali per cercare di cambiare il comportamento dell’animale attraverso l’azione diretta del proprietario. La terapia comportamentale può essere supportata anche da una terapia farmacologica, nel caso ci si trovi di fronte a patologie e disturbi che necessitano di dare al piccolo paziente un sostegno per aprire quella finestra di benessere che si era chiusa e che è necessaria per entrare in relazione con lui (per esempio, con i cani ansiosi).

LA TERAPIA: REGOLE DI CONVIVENZA E NON SOLO

La terapia comportamentale prevede l’inserimento di alcune regole di convivenza, coerenza di condotta del proprietario e di tutta la famiglia, attenzione ai segnali posturali del cane che comunicano uno stato di malessere, di ansia, di emergenza e utilizzo di rinforzi positivi nei momenti in cui il nostro piccolo amico “fa la cosa giusta”, ignorando il comportamento sbagliato.

SE SBAGLIA GLI DIAMO TROPPA ATTENZIONE

Esattamente, cioè, l’opposto di quanto fa la stragrande maggioranza dei proprietari: davanti al comportamento indesiderato si è più portati, erroneamente, a interagire col cane, toccandolo, parlandogli, fissandolo.  Ed ecco che lui fa la cosa sbagliata, viene “premiato” ricevendo attenzione.

“RESETTARE” LE CATTIVE ABITUDINI

L’ambulatorio aiuta, quindi, i proprietari a “resettare” le cattive abitudini che si fondano, a volte, su luoghi comuni privi di scientificità, su credenze popolari, sul “sentito dire” o letto su internet e sul “fai da te” che non conosce l’abc della fisiologia del cane. Ragionare con la testa del migliore amico dell’uomo è il primo passo verso la soluzione dei casi, anche quelli più complicati. È imparare a essere partecipi dei sentimenti e degli stati d’animo che prima non comprendevamo.

Nessuna magia, nessuna scorciatoia, nessun corso accelerato, ma solo tanto lavoro quotidiano, per ricostruire le trame di una relazione interrotta o recuperare, ove possibile, il benessere di un animale che, prima di arrivare in famiglia ha avuto la sfortuna di subire esperienze dolorose o di “saltare” quei passaggi indispensabili nei primi mesi di vita, le cosiddette “fasi sensibili”. Durante queste ultime l’animale apprendere dal branco dei suoi simili (intraspecifici) e dalla madre le gerarchie, il gioco, il distacco, i segnali calmanti, cioè impara a riconoscere e rispondere alla comunicazione con gli altri cani.

ESCLUSIVO: LE CASISTICHE

Ecco una serie di casistiche frequenti che tolgono il sonno ai proprietari. La soluzione sta in semplici elementi forniti come “prescrizione medico-veterinaria” per tutti i casi che leggeremo. Ciò che andiamo a scrivere non si propone come soluzione ai problemi individuali dei cani. per affrontare la rieducazione serve spesso anche un percorso con un educatore al fianco del proprietario.

Gli strumenti per cominciare a educare il cane:

  • Comando “seduto”
  • Rinforzo positivo
  • Ignorare il cane quando mette in atto un comportamento inappropriato
  • Routine da conservare o modificare
  • Modificazione comportamentale per una comunicazione chiara e corretta e per ridurre lo stato ansioso
  • Riconoscere i segnali del cane
  • Prendere l’iniziativa
  • Dare alternative al cane
  • Desensibilizzare il cane

SOFIA: SE MI LASCI NON VALE

Quante volte abbiamo sentito i proprietari in crisi perché in loro assenza il cane in casa fa disastri, distrugge mobili e scarpe? È il caso della piccola Sofia. Manifesta quel comportamento noto come “ansia da separazione”. Trovata in un cartone vicino a un bidone della spazzatura, a casa non riesce a stare tranquilla da sola. Ha distrutto divano, borse, cavi elettrici, stipiti e apre sempre le porte degli armadi. È un problema molto diffuso che porta a profonde ripercussioni nel rapporto cane-proprietario. E quest’ultimo non sa più quale sia l’atteggiamento giusto.

Sofia manifesta sintomi di ansia generalizzata. Si lecca le labbra, sbadiglia, tiene le orecchie portate indietro. Ansima, gratta le porte, piagnucola. La terapia comportamentale ha dato indicazioni per tranquillizzare in senso generale il cane.

La proprietaria è stata invitata a vestirsi, a mettersi le scarpe, ma a non uscire subito di casa. Ha poi iniziato a uscire dal pianerottolo per poi rientrarvi quasi subito. Lo scopo è stato quello di rendere il cane, progressivamente nel tempo, il più indipendente possibile, abituandolo a una routine della quale fa parte anche l’uscita del proprietario. È stato, poi, chiesto di procurare una cuccia a Sofia, di prepararsi per uscire e rimanere in casa, e aumentare gradualmente i tempi di assenza.

LAMPO: L’APPARENZA INGANNA

Lampo è un meticcio di due anni. Distrugge la casa e non rispetta i suoi padroni che non riescono a portarlo fuori, tira al guinzaglio. Non ascolta, fa quello che vuole, litiga con gli altri cani. Staccato dalla madre a 45 giorni, non ha un freno, non ascolta quando gli si dice “no”, “smettila”. Verso l’anno e mezzo, con la maturità sessuale, si fionda verso gli altri cani.

La diagnosi: Lampo è un caso di ansia generalizzata, accompagnata a una aggressività intraspecifica. In lui c’è anche una base genetica: la madre manifestava comportamenti su base ansiosa, sui quali si sono inseriti rinforzi involontari dei proprietari durante comportamenti inappropriati.

Nell’ambito della terapia, fra le diverse indicazioni, è stata suggerita anche la castrazione. Nel contempo sono state date “istruzioni” per ridurre la componente ansiosa. Quest’ultima, infatti, interferisce sulla capacità del cane di capire quello che gli stiamo dicendo. L’equipe è stata molto intransigente su un punto: è stato chiesto ai proprietari di utilizzare molto il comando “seduto”, lavorando su due fronti:

1- sedendosi il cane si tranquillizza, si abbassa la frequenza cardiaca e si crea una comunicazione con lui;

2- il cane apprende che per ottenere qualsiasi cosa (una carezza, il guinzaglio per uscire, un bocconcino o un gioco) deve mettersi seduto. Se si avvicina un cane che non si conosce, si fa qualche passo, si chiede l’attenzione del quattro zampe, gli si dà il comando “seduto” e lo si premia. Se l’altro cane, però, inizia a dare segnali di minaccia, è inutile forzare. Meglio cambiare strada, evitando lo scontro.

PIPPO: AMORE “VIOLENTO”

Pippo ha sette anni, è un Rottweiler diventato aggressivo verso il proprietario e gli altri cani.

Il proprietario racconta che il cane è stato abituato a dormire sui letti, a mangiare sui divani e ad avere la ciotola quando mangiano i proprietari. Nel caso di “marachelle”, una volta sgridato, il cane ha iniziato a ringhiare… e poi a fare la pipì in verticale in casa. Ha pure cominciato a manifestare comportamenti anomali ripetitivi: leccandosi insistentemente alcune parti del corpo, girando in tondo, rincorrendosi la coda. La diagnosi ha evidenziato la rottura completa del rapporto tra il cane e il suo proprietario, la mancanza totale di comunicazione. Pippo ha un problema, non aver individuato bene qual è il suo ruolo, la sua posizione all’interno della famiglia. Il fatto di decidere sempre lui, non avere regole, mangiare insieme, il fatto di ringhiare e ottenere il risultato di far indietreggiare i proprietari, gli ha generato confusione.

Terapia consigliata? Nella routine domestica: chiamare il cane, chiedergli un “seduto”, dargli un premio, una carezza; chiedergli il “seduto” prima di dargli la ciotola, prima di mettergli il guinzaglio, in modo che non solo apprenda una postura di rilassamento, ma si utilizzi un comando che è la chiave della comunicazione. In sintesi: insegnare al cane il “seduto” e farlo prima di ogni interazione, prevenire, infine, e controllare le manifestazioni aggressive, ignorando i comportamenti negativi.

CHI HA PAURA DI SAMBUCA?

Sambuca è un cane metà Rottweiler e metà Pastore Tedesco, con problemi di aggressività: appena si avvicina ad altri cani maschi succede l’inimmaginabile. Precedenti? Uno: ha aggredito un cane anziano pinzandolo sul muso. Attacca i maschi. E nel tempo la situazione è peggiorata. Ha anche accennato una reazione contro i padroni mentre lo sgridavano, ringhiando. Ha poi manifestato la monta sessuale verso amici e proprietario. Comportamenti ripetitivi? Si rincorre la coda. C’è di base uno stato di ansia generalizzata. Le indicazioni dell’equipe del consultorio sono perentorie: comunicare in modo più chiaro e prevedibile, importante è la coerenza e la costanza. Si utilizzi anche in questo caso il “seduto”, essendo un comportamento di tranquillità seguita dal rinforzo positivo.

E nell’ambiente esterno? In caso di aggressività, prendere il cane e andare via senza parlare. Prevenire e premiare, invece, tutte le interazioni positive con gli altri cani. Un cane non ansioso è in grado di capire cosa sta rispondendo l’altro cane, quello ansioso, invece, non aspetta neanche la risposta, “parte prima”. La terapia? Evitare le situazioni a rischio, insegnare il “seduto”, rinforzare gli stati di calma.

MORGANA “AGGRESSIVA”

Morgana è una trovatella di qualche anno. Improvvisamente una sera si sveglia e aggredisce la femmina che le dorme a fianco. Le due cagnoline hanno di fondo una base ansiosa, cercano di competere per l’attenzione del proprietario, piuttosto che su certi giochi o risorse come la cuccia. In casi di aggressività intraspecifica tra cani familiari è importante evitare le situazioni che possno scatenare la competizione tra i due e duplicare tutte le risorse in modo che ognuno dei cani possa averne accesso quando vuole. Inoltre è necessario far sì che i proprietari diventino un punto di riferimento in ogni situazione. Le cagnoline vanno premiate sempre quando sono tranquille, vanno ignorate quando fanno qualcosa che non va. Vanno, infine, richiamate, fatte sedere e premiate. Tutte le interazioni con entrambe vanno precedute dal “seduto”.

AMLETO: ABBAIARE STANCA

Abbaiare o non abbaiare, questo è il problema! Amleto è un Jack Russell che non vuole saperne di stare in silenzio quando è da solo in casa. Preso ad appena 40 giorni, probabilmente non ha vissuto con la madre il momento naturale del distacco. La famiglia, poi, è un nuovo branco e si crea un nuovo legame di attaccamento. Quella di Amleto è, quindi, ansia generalizzata con una tendenza ad ansia da separazione. Abbaia, ansima, gratta la porta, piange. Che fare? Va impostato un “pacchetto di regole base”. Anche per Amleto vale la ricetta del “seduto”.

Andrà distratto se farà quello che non deve fare. Basterà un rumore in un’altra stanza, senza chiamarlo. Quando arriverà gli si darà il “seduto” e il bocconcino o una carezza, sarà, cioè, premiato sul comportamento corretto. Se il proprietario esce, si lascerà al cane una maglietta con l’odore del padrone nella cuccia e un kong per tenerlo impegnato. Quando si rientra il kong andrà fatto sparire. Al proprietario è stato chiesto di vestirsi, ma di ritardare l’uscita, con brevi e progressivi allontanamenti da casa.

BOBO: LECCA CHE TI PASSA

Bobo è un Labrador che a furia di grattarsi e leccarsi le zampe, finisce per procurarsi terribili ferite. Il suo è diventato un problema compulsivo, arrivando a procurarsi un granuloma da leccamento. Gli episodi sono iniziati a un anno di età, in particolare, quando la proprietaria si prepara per andare a dormire. Inizia in un contesto di eccitazione e poi si allarga anche in contesti normali, non legati all’andare a dormire. La terapia parte dall’ignorare il cane e dal procurargli una cuccia per ridurre l’iperattaccamento verso la proprietaria. Va fatto dormire in un suo spazio, va data un’alternativa al letto e gli va impedito di salirci con degli ostacoli. Per Bobo si è introdotto il comando del “seduto” più volte al giorno, va premiata su iniziativa dei proprietari ogni interazione positiva e alternativa a stati di agitazione. Con le nuove regole e un ruolo più chiaro del cane nel branco umano, Bobo ha ridotto il leccamento.

BYR, IL PAUROSO

Byr è un Border Collie di otto anni, castrato e adottato a due mesi e mezzo, che ha paura di temporali, esplosioni e rumori forti. La sua è una fobia specifica, ha anche crisi di panico e si nasconde per ore. Come si manifesta lo stato di agitazione? Leccamento delle labbra, pupille dilatate, orecchie indietro, ricerca di un posto sicuro, continuo ansimare e perdere saliva. A volte Byr si scaglia contro il cancello all’arrivo di estranei, specie quando si avvicinano alla proprietaria.

Terapia consigliata: desensibilizzare il cane dai rumori che lo agitano, ci sono cd con suoni di temporali e botti da far ascoltare inizialmente a basso volume, nel frattempo il cane va premiato per fargli capire che la situazione può essere superata. In pratica, si sostituisce il comportamento fobico con l’alternativa positiva. E si offre una cuccia come luogo sicuro dove ripararsi nei momenti di paura. Quando si manifesta la fobia, lasciamo che il cane si nasconda, va ignorato, non accarezzato, né consolato. Appena esce dal suo stato, si torna a interagire, lo si manda nel kennel o nella cuccia, dandogli una alternativa. E quando arriva un estraneo si usa il controcondizionamento: ovvero si dà il “seduto” e il premio.

IL RINGHIO DI ODETTE

Odette è una giovane cagnolina che abbaia e salta quando suona il citofono, ringhia e in alcuni casi arriva a mordere. Ha iniziato a manifestare aggressività verso i due mesi. L’apprendimento nell’aggressività ha un ruolo chiave: quando il cane apprende che ringhiando ottiene il risultato, viene rinforzato nella sua convinzione, perché allontana il padrone che interagisce con lui. Il passo successivo può essere direttamente il morso.

L’equipe ha suggerito di anticipare l’uscita, di cambiare la routine degli orari di pasti e passeggiate. Odette va desensibilizzata con un suono blando all’inizio. Se abbaia la si ignora, si torna poi al gioco e si riparte dal suono più basso. Se c’è il ringhio si interrompe con un “no” secco o si ignora ancora.

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