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giovedì, 27 Giu 2019
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I sensi alla scoperta del mondo

I nostri animali domestici, i nostri cani e gatti, percepiscono il mondo e la realtà che li circonda in modo differente, a seconda dei segnali che i loro organi di senso trasmettono.

Certo, questo è molto affascinante, per cui siamo stupiti dal caleidoscopio di mondi che emergono dalla distinzione olfattiva di un cane, capace di tratteggiare un panorama fluido di migliaia di odori differenti laddove noi umani a stento avvertiamo un unico cocktail indefinito come un paesaggio immerso nella nebbia, oppure dalle capacità tattili di un gatto in grado di sentire le profondità di campo dall’aria che rimbalza sugli oggetti o il punto preciso su cui infliggere il mortale morso felino attraverso l’abbraccio delle vibrisse. Ma questo non deve farci credere che la percezione sia frutto solo delle finestre sensoriali, vale a dire che l’animale sia del tutto passivo nell’atto di interfacciarsi al mondo, quasi fosse una specie di lastra fotografica che inondata di luce si impressiona.

I SENSI SONO ACCESSI, COME LA CONNESSIONE INTERNET

1I sensi sono degli accessi, esattamente come quando abbiamo la connessione internet e ci troviamo in un punto dove c’è campo per fare o ricevere una chiamata, indispensabili, ma non sufficienti per fare una ricerca su google o per chiamare un amico, perché per farlo dobbiamo avere nel primo caso la parola chiave e nel secondo caso il numero del suo cellulare.

Il mondo, esattamente come l’insieme di informazioni che navigano nel web o l’elenco dei numeri telefonici, è troppo ricco di elementi informativi per poterli estrarre tutti, cosicché a parità di cose avvertibili – perché abbiamo i sensi che ce lo consentono – in realtà percepiamo solo alcune cose, quelle che siamo in grado di far emergere dalla grande moltitudine di elementi presenti.

Percepire un certo stimolo nel frastuono presente è come riuscire a individuare una certa persona in una piazza gremita: dobbiamo essere in grado di estrarre il suo volto dallo sfondo frattalico delle persone. Allo stesso modo per riuscire a vedere una mantide religiosa su uno stelo o una cicala su un ramo è necessario farla emergere dal piano su cui è appoggiata e mimetizzata.

PAROLA CHIAVE: “IMMAGINE DI RICERCA

Sensi” Per farlo ci serve una parola-chiave, che nel caso della percezione prende il nome di “immagine di ricerca”. Queste non sono altro che conoscenze che l’oggetto si è fatto attraverso i comuni processi di apprendimento, per cui possiamo dire che ogni esercizio sensoriale se non modifica la struttura dei sensi, tuttavia accresce le “immagini di ricerca”, perché produce sempre nuove conoscenze e così facendo accresce le capacità percettive del soggetto.

L’insieme delle immagini di ricerca che l’individuo ha maturato nel corso del suo sviluppo rappresentano una sorta di strumentario che gli consente di far emergere dal mondo alcuni elementi precisi, secondo criteri funzionali o di importanza.

Ecco allora che esiste non solo una specifica realtà percepita basata sulle differenze sensoriali, ma altresì un’ulteriore realtà, differente da individuo a individuo, riferibile alle diverse “immagini di ricerca possedute”.

 

a cura di Roberto Marchesini, direttore della SIUA

 

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